Blocchiamo i nuovi tagli alla scuola pubblica

Dopo mesi di occupazioni, autogestioni e cortei, dopo aver bloccato l’iter parlamentare del pdl 953 (ex Aprea), è veramente difficile che qualcuno ci possa ingannare. Non ci basta aver bloccato per il momento l’ondata privatizzatrice contenuta nella 953, ma vogliamo veramente un massiccio investimento statale nella scuola pubblica, una radicale inversione politica non più rinviabile. Ancora una volta Profumo smaschera la continuità politica tra il suo mandato e quella della Gelmini dicendo che si farà portatore dell’esigenza delle scuole cattoliche private di non pagare l’IMU. Piuttosto che pensare a come rafforzare la scuola pubblica, garantire a tutti la possibilità di poter studiare indipendentemente dal contesto socio-economico di provenienza, si pensa ancora a favorire le lobby e le piccole elités.
Ma le assurdità non finiscono qua. Il 22 novembre, in un incontro che si è tenuto a Palazzo Chigi tra il Governo e i sindacati (CISL, UIL, SNALS), il primo ha acconsentito alla richiesta dei secondi di restituire gli “scatti d’anzianità”, ossia i progressivi aumenti stipendiali che si maturano con gli anni di servizio. Per fare ciò Profumo ha definito che il costo per pagare gli scatti del 2011 sarebbe stato pari a 480 milioni di euro. Recuperando 86 milioni di euro dalle economie del FIS (taglio già smascherato in questo articolo) e dal 30% di tagli agli organici, i restanti 390 milioni saranno recuperati tagliando di un terzo il bilancio per i fondi di istituto. Questi non sono altro che i fondi che consentono di avere corsi di recupero, di potenziamento, attività extracurricolari, sportelli formativi e scuole aperte il pomeriggio per gli studenti. Difatti vengono chiamati fondi per il MOF, ossia per il miglioramento dell’offerta formativa. Inoltre nei prossimi anni, con alta probabilità, si dovranno operare tagli ulteriori sul MOF per garantire il pagamento degli scatti d’anzianità. Ciò provocherebbe un progressivo prosciugamento del fondo stesso, rendendo impossibile la contrattazione integrativa e dunque il rispetto del P.O.F (Piano dell’Offerta Formativa) di ogni scuola. Cosa comporta tutto questo? I docenti e il personale ATA non avranno più la parte di salario accessorio che fino ad ora li veniva corrisposta ogniqualvolta svolgessero delle attività extracurricolari e integrative. Quello che si recupera con gli scatti di anzianità si perde con la perdita del salario accessorio dunque i docenti pagano in ogni caso. Dalla parte degli studenti la situazione è ancor più drammatica perché si nega la possibilità di avere una scuola di qualità, con attività aggiuntive e soprattutto inclusiva e rispettosa delle differenze nei tempi di apprendimento. Con un ulteriore abbassamento dell’offerta formativa si attacca frontalmente un’idea di scuola pubblica di qualità per tutte e tutti, centro propulsivo di cittadinanza ed emancipazione collettiva, senza corsi di recupero, senza attività extrascolastiche, senza sportelli didattici. Passa sempre più l’idea di una scuola a pagamento, privata e per pochi, che si regge sui contributi delle famiglie e gli investimenti dei privati, che inevitabilmente piloterebbero l’offerta formativa inseguendo i loro interessi. Che ne rimane degli articoli 3, 33 e 34 della nostra Costituzione? Possiamo permettere questa deriva?
Siamo stanchi di inganni, dei tentativi di dividere il fronte compatto di studenti e docenti che in queste settimane ha dimostrato di poter incidere nel dibattito pubblico e di cambiare dal basso non solo le scuole ma il paese intero. Il il 5 dicembre saremo in piazza affianco ai lavoratori della FIOM perché sentiamo di essere colpiti allo stesso modo. Pensiamo che è giunto il momento di bloccare insieme il perverso processo distruttivo che porta alla cancellazione dei diritti, impoverimento del lavoro, disoccupazione, precarizzazione delle nostre vite e smantellamento dell’istruzione pubblica. Stiamo dimostrando con le nostre lotte che si può cambiare, che i risultati arrivano. Tutto dipende da noi: le nostre lotte faranno scuola.

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