Il senso della scuola

Una studentessa descrive le problematiche della scuola attraverso una giornata tipo di “Mario Rossi”. Qual è la didattica che deve avere la scuola?

La critica alla lezione frontale è ormai talmente nota che se io stamattina le consegnassi questo foglio, stampato su un A4 e infilato in una di quelle buste in cui lei trasporta con disapprovazione i nostri compiti in classe, intitolandolo “APPRENDIMENTO ATTIVO: COME SUPERARE LA DIDATTICA TRADIZIONALE”, lei inclinerebbe il capo fissandolo con lo stesso sguardo con cui ha fissato le nostre crocette sbagliate nel test di settimana scorsa. Sono estremamente convinta che farebbe proprio così. Ignorerebbe persino i “DIECI CONSIGLI PER UNA LEZIONE ALTERNATIVA” scritti a pié di pagina che ritengo le potrebbero risultare particolarmente utili.
Ergo, la conduco alla lettura della mente di uno studente modello, di modo che non si smarrisca tra le parole di un’alunna bizzarra che vuole “insegnarle a insegnare”, ma lo faccia tra le sue stesse parole, che pretendono di “insegnare a imparare, obbligando ad ascoltare”.

Stamattina Mario Rossi si è alzato alle 6:30 e ha perso il pullman (è lui lo studente modello, non modello perchè conosce a memoria la formula inversa del moto uniformemente accelerato con partenza da fermo, ma perchè è un esempio di una didattica spaventosamente passiva e spropositatamente nozionistica).
Dicevo, Mario Rossi ha fatto tardi perchè la notte non ha dormito troppo bene: era preoccupato per la verifica di economia aziendale. È arrivato a scuola un po’ tardi e ha occupato abbastanza svogliatamente il suo banco.
“Dovresti impegnarti di più, Rossi! Andare a scuola non è solo prendere buoni voti, è necessaria la puntualità! Se lavorassi in un’azienda ti avrebbero già licenziato!”

“Scusa, hai uno schema sulla partita doppia per caso?” Chiedo a una mia compagna di classe (complimenti professore, è riuscito a entrare nella mente di Mario).
“Certo.”
“Me lo potresti passare un attimo che non l’ho capita?”
“Ci ho messo due ore per farlo!”
“Quindi?”
“Quindi no, io ci ho impiegato del tempo e sinceramente se tu dovessi capirlo dai miei schemi e prendere più di me mi girerebbero un po’ le palle. Studialo a memoria.”

Mio Dio, convivo con dei compagni di classe terribilmente ossessionati dalle valutazioni, sarà mai possibile? D’altronde, con una didattica così passiva, non è poi tanto assurdo; credo che dovrebbero farci capire che possiamo imparare e insegnare a chiunque, invertendoci i ruoli e diventando protagonisti attivi della scuola. Sarebbe interessante, ho così tanta voglia di confrontarmi con idee differenti! Il più grande ostacolo (un muro di cemento armato spesso una ventina di metri) che si presenta di fronte a questo appassionante modo di fare didattica è il fatto che siamo praticamente costretti al solo confronto (o meglio, ascolto passivo) con il professore (da notare la disposizione dei banchi); perchè mai siamo trenta in una classe se ognuno è concepito individualmente? Non dovremmo forse imparare l’uno dall’altro? Nei curriculum insistono tanto sulle competenze di gruppo, eppure non siamo spinti alla collaborazione né al confronto reciproco, nonostante sia una delle pochissime cose che si dovrebbero imparare in classe (per sapere la teoria del re commediante di Montaigne basta cercarsela su internet, non serve un professore che te la ripeta).
Un altro aspetto fondamentale su cui credo che dovrebbe concentrarsi la scuola è il ragionamento. Sarei più felice se mi chiedessero le cause e le conseguenze degli eventi che le loro date; potrei credere che la guerra dei cent’anni sia cominciata nel 1854, ma riuscire a collegarla con le situazioni precedenti e successive attraverso il ragionamento.
Il terzo pilastro fondamentale dovrebbe essere la valorizzazione di se stessi e degli altri. Ecco perchè dovremmo essere spinti ad autovalutarci, non con un numero ma capendo effettivamente quali obbiettivi siamo stati in grado di raggiungere, e da questo partire sia per migliorarci che per comprendere quali siano le qualità degli altri contribuendo al loro potenziamento