Storie di ordinaria contestazione!

Pochi giorni fa tutti i media nazionali hanno ripreso la contestazione al comizio di Salvini a Siracusa nel quale erano presenti da bambini ad anziani e tra loro vi erano anche alcune studentesse di Milano. Salvini, la Lega e la Questura si sono dimostrati ancora una volta per quello che sono veramente, capaci solamente di insultare e tentare di reprimere chi non ci sta: chi ancora ha il coraggio di lottare e di ribellarsi per un mondo diverso per un mondo più giusto!

Riportiamo la sintesi di quella giornata vissuta direttamente da una studentessa che era lì a lottare insieme a tutte e tutti i compagn*:

<<L’abuso di potere è cominciato ancor prima del comizio di Salvini a Siracusa, che si sarebbe tenuto al Tempio di Apollo; io e G. ci siamo unite ad altri pochi attivisti che come noi avrebbero voluto semplicemente mostrare dei cartelli durante il comizio per trasmettere il proprio dissenso. Due di loro portavano un sacco da cui i cartelli fuoriuscivano, perchè non era possibile piegarli tutti e farli rientrare negli zaini in modo tale da evitare inconvenienti come quello che subito si è verificato. In ogni caso stavamo camminando verso le 18:15 in Piazza Archimede e siamo stati tutte e tutti fermati probabilmente da un uomo della Digos che precedeva una squadra di poliziotti in divisa. Ci ha chiesto dove stessimo andando; un nostro compagno ha risposto che saremmo andati al di lá del ponte per incontrare un gruppo di amici- e cosí era davvero, ci aspettavano altre donne e altri uomini che avrebbero voluto mostrare cartelli, indossando una maglietta rossa per manifestare dissenso senza alcuna intenzione di compiere atti violenti. Ci hanno chiesto se per caso fossimo autonomi o se ci stessimo recando alla “manifestazione organizzata al Ponte Umbertino”. Cosí uno di noi ha chiesto da chi fosse organizzata questa manifestazione, se fosse stata organizzata dall’Arci, che è riconosciuta a livello istituzionale.
La risposta è stata evasiva: “dall’Arci e altri gruppi…”; il compagno ha risposto che sí, eravamo “collegati a loro” e una compagna ha ribadito il nostro diritto a manifestare. Cosí abbiamo chiesto se, una volta date le informazioni, potessimo andarcene- che non potevano scortarci in quel modo senza motivi validi, perchè come cittadine e cittadini liberi avevamo il diritto di partecipare ad un comizio pubblico, anche con cartelli di dissenso- anche perché non esisteva alcuna manifestazione organizzata. Invece con toni chiaramente intimidatori e anche abbastanza irridenti ci è stato detto che saremmo stati “accompagnati” fino al Ponte Umbertino- piú precisamente G. chiedeva perchè ci stessero scortando, se dovevamo essere protette da qualcosa o qualcuno e l’uomo della Digos ci continuava a rispondere che ci stavano solo “accompagnando” perchè stavano andando nella nostra stessa direzione.
Cosí il compagno e G. hanno tentato di dialogare con il poliziotto in borghese che manteneva toni di abile e sottile violenza; mentre ci raccontiamo a vicenda quanto successo G. mi dice: “era come se ci stesse dicendo- sappiamo benissimo di cosa stiamo parlando ma non esplicito, e se non mi ascolti peggio per te-“. Cosí G. ha chiesto se poi ci saremmo potute muovere al comizio e date le risposte vaghe ha capito che con ogni probabilità la volontá era quella di allontanarci dalla zona del comizio finché ogni via d’accesso a largo XXV Luglio( tempio di Apollo) non sarebbe stata chiusa o in ogni caso non ci avrebbero fatto piú passare in cosí tante persone insieme tra cui alcune giá identificate. Cosí ha detto che lei non c’entrava con quella manifestazione dell’Arci, che avrebbe dovuto scrivere un articolo per il giornale scolastico per cui avremmo dovuto sentire le parole di Salvini per riportarle. Alla fine siamo riusciti ad allontanarci dal poliziotto in borghese proprio perché inizialmente i poliziotti ci avevano comunicato che ci stavano solo accompagnando e che stavano andando nella nostra stessa direzione. Forse se ci avessero detto esplicitamente di volerci portare in un luogo preciso per accertamenti avrebbero potuto pretendere che noi non ci allontanassimo. Probabilmente avrebbero voluto portarci direttamente alla guardia di finanza, dove altri 10 ragazzi erano stati portati e identificati in precedenza, soltanto perchè tutte e tutti indossavamo una maglietta rossa( episodio documentato da un’ex parlamentare del PD, Sofia Amodio).
Un nostro compagno ci ha spiegato che in ogni caso questo comportamento era appositamente intimidatorio per ammonirci a qualsiasi atto di dissenso in seguito e soprattutto era funzionale a identificare i nostri visi e i nostri corpi. Inoltre ci era stato chiesto di dichiarare che avremmo partecipato ad un’altra manifestazione forse proprio per poter riportare in seguito- qualsiasi cosa sarebbe successa al comizio- che le nostre parole erano false e che avevamo mentito rispetto ai nostri intenti alla polizia.
A questo punto abbiamo raggiunto le compagne e i compagni che ci aspettavano ad un bar al di là del ponte. Abbiamo deciso di dividerci dati i modi intimidatori e violenti della polizia e per poter entrare nella piazza del Comizio senza essere ulteriormente fermati o sospettati. Cosí io e G. abbiamo preso una strada alternativa per poter giungere al piú presto in piazza; prima di arrivare tentiamo due entrate differenti, entrambe chiuse con transenna e camionette della polizia. Alla fine i poliziotti ci hanno indicato l’unica entrata ancora aperta e cosí ci siamo recate in piazza dove abbiamo incontrato un’altra compagna giovane. Altri compagni suoi amici si sono uniti a noi- abbiamo riso e scherzato e io e G. ci siamo posizionate in prima fila. Erano quasi le 20:00 quando G. mi ha suggerito di iniziare a mostrare i cartelli di dissenso, dopo aver visto che altri manifestanti in quinta o sesta fila stavano iniziando a mostrare i loro. Sul mio vi era scritto “Resistiamo umani”, consequenziale a quello di G., su cui vi era scritto- date le recenti dichiarazioni di Salvini sulla volontà di ottenere “i pieni poteri” e i recenti decreti sicurezza e sicurezza bis: “Salvini fascista, historia docet”. Ad altri compagni abbiamo passato un cartello con la scritta “Olocausto Mediterraneo”– l’unico che alla fine non ci è stato strappato- e un altro molto grande in cui erano annotate tutte le leggi e i trattati nazionali, internazionali, universali che vengono apertamente violati dal decreto sicurezza bis.

Cosí abbiamo mostrato i nostri cartelli e li abbiamo tenuti in alto. Dall’altra parte della balaustra team lega e giornalisti pro-lega hanno iniziato a scattare sempre piú foto e video. Dopo meno di un minuto il ragazzo alla mia sinistra- di grossa stazza- ha preso a spingermi all’indietro violentemente, in un crescendo di insulti e altre aggressioni nei nostri confronti a 360 gradi, da destra, sinistra, dietro e anche davanti: sia da parte dei militanti leghisti che di molti soggetti al di lá della balaustra. A G. un uomo probabilmente della Digos tentava di staccare a una a una le dita dalla balaustra, mentre contemporaneamente ci davano delle fasciste- ribaltando le responsabilità come spesso avviene nel gioco mediatico di Salvini- nonostante noi continuassimo a dialogare, a rispondere citando a memoria l’articolo 21 sulla libera espressione, ricordando cosa fosse accaduto il 16 novembre 22 durante il famoso discorso del bivacco quando Mussolini aveva chiesto “i pieni poteri”- a sottolineare la nostra preoccupazione mentre non venivamo affatto ascoltate dai militanti e a rilasciare interviste informative sulle condizioni dei Cpr, sulla strage nel Mediterraneo. In tutto ció i leghisti hanno iniziato a strapparci tutti i cartelli, il mio è stato strappato ben tre volte da attivisti lega e team lega e strappato definitivamente dalle mani da un poliziotto in borghese al di lá della balaustra. Un altro poliziotto, mentre ripetevo ad altissima voce l’articolo 21 ai giornalisti per farmi sentire- continuava a intimarmi di non usare certi toni, di non essere violenta come se stessi minacciando qualcuno. Altri dietro di noi ci urlavano che coprivamo la visuale, che dovevamo essere portate via per questo, quando le bandiere della lega erano molto piú ingombranti e i militanti continuavano a sbandierarle davanti ai nostri cartelli per coprirne i messaggi. Intanto dietro di noi hanno fatto a pezzi il cartello che ricordava tutte le leggi violate dal decreto sicurezza bis.
Continuavamo a sottolineare come la nostra fosse resistenza passiva: eravamo venute per comunicare dei messaggi, saremmo state ferme con i nostri cartelli fino alla fine del comizio senza muovere un dito se nessuno ci avesse aggredite- e non abbiamo mai mosso violenza, neanche in seguito. È molto importante ribadire che le violenze sono partite dai manifestanti leghisti, dal team leghista e assecondate e alimentate dalla polizia, anche in borghese; NESSUNO DEVE SPINGERSI A RIBALTARE LE RESPONSABILITÀ: l’aggressione è stata mossa da leghisti e polizia; noi siamo libere cittadine che hanno espresso il proprio dissenso in modo pacifico: siamo di fronte ad atti di vera e propria oppressione di ogni forma di opposizione, in forma di aggressione fisica e verbale. Alla fine una poliziotta in borghese sempre al di là della balaustra è riuscita a strappare di mano a G. il suo cartello mentre un altro uomo le stringeva fortissimo il polso dicendo che doveva fermarla per “difendere sua moglie”. È a questo punto che G. si è alzata sulla balaustra col pugno alzato dicendo che non si sarebbe mossa da lí finchè non le avrebbero ridato il suo cartello- ossia, fuor di metafora- il suo diritto a manifestare. Ovviamente questa mossa è stata strumentalizzata- il video apparso sulla pagina Fb di Salvini fa dei tagli appositi per dipingerci come “violente”per questo gesto di resistenza, mentre nel video si sente una musica fortissima di sottofondo proveniente dallo stand, che rende difficile comprendere le nostre parole e gli insulti che ricevevamo. Cosí tanti altri ragazzi e adulti manifestanti hanno iniziato a difenderci, a intonare bella ciao e cori continui. È stato a questo punto che l’uomo della Digos che ci aveva scortate ha superato la balaustra, è entrato nello spazio dei manifestanti insieme ad una squadra di celerini in tenuta anti-sommossa, che hanno iniziato a spingerci sempre piú indietro con i manganelli in mano. A questo punto ho cominciato ad avere paura di poter ricevere colpi, mentre per le spinte e le aggressioni verbali ricevute mi sentivo sempre piú debole fisicamente. Ho iniziato a chiedere dell’acqua ad altri manifestanti ma ce n’era poca, sono arretrata in quarta, quinta fila e ho incontrato una medica che è riuscita ad assistermi per un poco, a farmi forza e a dirmi di resistere perchè quello che volevano era esattamente farci crollare. Io ho iniziato a piangere per lo stress accumulato, mentre G. ancora forte era in prima fila e mi diceva che sarebbe stato il momento di recitare le letture che ci eravamo preparate. C’era una totale confusione tra i cori di dissenso e i cori a favore di risposta; per questo G. non è riuscita a capire che stavo molto male ma pensava fossi solo spaventata: non ha nessuna colpa o responsabilitá per quello che mi è successo, come inizialmente alcuni amici hanno pensato senza conoscere a fondo i fatti. In ogni caso io volevo rimanere con lei per le letture; sono riuscita a calmarmi di poco solo quando tutti i giornalisti presenti hanno formato una barriera tra i poliziotti e le manifestanti e i manifestanti; nel video diffuso da Repubblica in realtà stavo giá male e sapevo di stare per svenire nonostante gridassi il piú forte possibile per farmi sentire.

Dopo le prime letture su vittime della Resistenza del 42, Cpr in Italia e carceri in Libia nel 2019, io e G. avremmo voluto leggere oltre cinquecento nomi di un elenco Naga di vittime del Mediteranneo. Per fare ció ci saremmo dovute sedere e chiedere a tutte e tutti di sedersi per evitare le cariche eventuali; io peró non stavo affatto bene: per poco tempo sono rimasta vicino a G. e poi ho iniziato a sentirmi realmente mancare per cui mi sono distesa dopo essere arretrata nuovamente in fondo alla piazza e sono stata soccorsa da diverse manifestante e manifestanti e da una donna del pronto soccorso; mi sono stati diagnosticati i sintomi dello stato di presincope, che comprende mancanza di ossigeno, calore, bassa pressione e svenimento. Intanto G. ha continuato le letture con altri compagni, si è sdraiata e ha continuato a chiedere a tutte e tutti anche tramite cori di sedersi, perchè in questo modo i celerini non avrebbero manganellato. Invece quelli della Celere manganellavano sottobanco, ossia sotto lo scudo, e qualcuno tra le e i manifestanti- mi riporta G. mentre io probabilmente ero giá in ospedale- ha iniziato a ribadire che non potevano picchiare donne e bambini.

Rispetto all’Ospedale abbiamo delle perplessitá: io ero abbastanza lucida mente piangevo, continuavo a ripetere che Salvini non avrebbe dovuto parlare in quanto sempre piú dittatoriale, perchè con i suoi decreti sicurezza violava apertamente la Costituzione, violava le vite umane, che volevo essere libera: da tutta la vita lottavo per essere libera, che un governo con Salvini premier non avrebbe permesso la libertà, soprattutto di donne- vedi ddl Pillon- e migranti- vedi i due decreti sicurezza- e non avrei mai rinunciato a lottare; dicevo che dovevamo resistere e ho chiesto a due amiche di fianco a me di chiedere a G. di leggere i nomi anche a mio nome e di comunicare alle giornaliste e ai giornalisti che ero in quello stato, che si trattava di violenza gratuita e arbitraria. Una volta in ospedale ho continuato allo stesso modo a riversare la rabbia, e in questo stato di ansia e rabbia mi hanno lasciato un’ora da sola a piangere in corridoio senza assistenza, mentre ripetevo consapevolmente che volevo essere libera, che Salvini sarebbe diventato un dittatore o in ogni modo avrebbe usato sempre piú metodi dittatoriali. Infine sono stata portata in un’altra stanza dove un infermiere che dopo aver sentito il mio racconto si è dichiarato subito “convinto prosalviniano” mi ha portato un liquido viola senza dirmi che si trattasse di un calmante- ho dovuto chiedere io stessa se fosse un calmante per poi rifiutarlo. Cosí sono rimasta in questa stanza per diverso tempo, con un uomo della pubblica sicurezza che passava di fianco alla stanza avanti e indietro diverse volte; alle mie amiche è stato permesso di rimanere solo due minuti mentre continuavo a chiedere di non rimanere da sola. La paziente dopo di me invece ha potuto ricevere madre e fidanzato per piú di mezz’ora senza problemi. Non sappiamo quanto tutto ció si debba al protocollo medico e quanto al conflitto politico per cui mi trovavo in ospedale. La medica che poi mi ha visitato in ogni caso mi ha parlato di attacco di panico e di accumulazione di stress dovuta a un mio stato di agitazione, mentre io ho sottolineato che bisognava tener conto del contesto in cui mi ero trovata in quello stato. Sul referto non è scritto da nessuna parte che ho subito aggressioni nè alcun medico o infermiere che mi abbia visitato lo ha riconosciuto formalmente in ospedale. Infine verso l’una di notte sono stata dimessa- mi aspettavano G. e un santo compagno che l’aveva portata in scooter e altre due mie amiche. Da notare che se alle due mie amiche è stato permesso di vedermi anche se solo per G.- nonostante continuasse a dire che lei aveva subito l’aggressione insieme a me, che aveva avuto quasi un attacco d’asma, e che in ogni caso avrebbe voluto sostenermi- non è stata ammessa nella stanza. G. era preoccupata perché le era stato detto che ero sotto shock quando non lo ero, voleva sapere come stavo ma non le hanno dato alcuna informazione se non che mi trovavo in uno stadio di presincope al momento della visita del pronto soccorso.
Questa è la fine del resoconto e anche uno dei mille inizi per dimostrare che ci troviamo alle soglie dello Stato di diritto, che dovremo resistere sempre piú, che questi atteggiamenti di leghisti e poliziotti a sono fascisti in quanto oppressivi, discriminatori ed escludenti-e che stanno espressamente minando le basi della democrazia e della nostra costituzione antifascista. Ci sono stati sicuramente attacchi piú violenti in passato sotto altri governi; il nostro non è vittimismo nè tantomeno fantastica pretesa di eroismo, ma una semplice testimonianza per ALLARMARE CITTADINE E CITTADINI: IL NOSTRO APPELLO È QUELLO DI UNIRICI CONTRO OGNI TIPO DI FASCISMO, DI MOSTRARE COME UNO STATO CON SALVINI PREMIER SAREBBE VIOLENTO, OPPRESSIVO, AUTORITARIO, CLASSISTA, SESSITA E RAZZISTA – basta leggere tutti gli insulti assurdi e inammissibili che Gaja ha ricevuto sulla pagina FB di Salvini- PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI SALVINI AL PIÚ PRESTO; DI CONTINUARE A RESISTERE PERCHÈ LA VIOLENZA AUMENTERÁ SEMPRE PIÚ, DI CONTINUARE A RIPETERE: “VIVIAMO, SIAMO PARTIGIANE E PARTIGIANI E RESISTEREMO UMANI” >>.