Studiare è un diritto non un lusso!

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In Lombardia il 70% dei fondi del diritto allo studio sono accessibili solo a chi frequenta scuole paritarie o con retta. Per le famiglie più in difficoltà la Regione dà solo briciole. Vogliamo una legge regionale sul diritto allo studio.

Nel 2001 con la riforma del titolo V della costituzione il diritto allo studio è divenuto di competenza delle regioni. Con la Legge Regionale n. 19/2007, Regione Lombardia ha realizzato il sistema Dote scuola, incentrato sulla dote quale strumento finanziario per l’accesso ai servizi, gestito da un unico livello di governo e con un unico procedimento, al fine di contribuire alla spesa sostenuta dalle famiglie per l’istruzione.

Lo strumento della Dote scuola è stata finanziata in maniera differente negli anni. Basti pensare che nell’anno scolastico 2012/2013 erano stati stanziati ottantuno milioni di euro; per l’anno 2019/2020 esattamente la metà: 40,5 milioni di euro.

L’elemento più interessante però del sistema Dote scuole riguarda la ripartizione dei fondi, infatti le risorse sono suddivise nei seguenti capitoli di spesa:

  • 23 milioni per il Buono Scuola;
  • 5,5 milioni per il sostegno alla disabilità (di cui un milione alle scuole autonome);
  • 10,5 milioni per il contributo di libri di testo;
  • 1,5 milioni per il merito.

Il “Buono scuola” è accessibile da tutti coloro che frequentano una scuola con una retta, per la stragrande maggioranza dei casi una scuola paritaria, e hanno un ISEE inferiore ai 40.000 euro. Inoltre devono avere un’età pari o inferiore a 21 anni.

Il “contributo per l’acquisto dei libri di testo” invece è accessibile a coloro che frequentano una scuola statale o paritaria, hanno un’età pari o inferiore a 18 anni ma fino alla classe seconda delle scuole secondarie di secondo grado. Inoltre il nucleo familiare deve possedere un ISEE inferiore ai 15.749 euro.

La componente “sostegno ai disabili” è destinata a sostenere gli studenti disabili per la frequenza di scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado paritarie. Al fine di garantire il diritto allo studio e la libertà di scelta nell’ambito del sistema di istruzione pubblico paritario viene riconosciuto un contributo alle spese sostenute per la presenza dell’insegnante di sostegno alle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado paritarie, che applicano una retta di iscrizione e frequenza

La componente “merito” è invece accessibile solo agli studenti di terza o quarta superiore che hanno ottenuto una votazione finale media pari o superiore a 9. Per gli studenti che hanno sostenuto l’esame di maturità nella scuola secondaria di secondo grado ottenendo la valutazione finale di 100 con lode.

Riassumendo velocemente le componenti “Buono scuola” e “sostegno agli studenti disabili” sono accessibili solamente dagli studenti che frequentano scuole paritarie o che comunque presentano una retta. La somma dei soldi stanziati di queste due componenti è pari a 28,5 milioni di euro, ovvero il 70% del totale delle risorse stanziate sul diritto allo studio regionale.

Per chi non frequenta le scuole paritarie o con retta può accedere solo al 30% dei finanziamenti della Regione.

Noi studenti della Lombardia riteniamo che un tale sistema sia profondamente iniquo e ingiusto. Per questo riteniamo che sia necessaria una vera e propria legge regionale sul diritto allo studio che sia in grado di garantire effettivamente a tutte e tutti il diritto di poter accedere anche ai più alti gradi di studio, sappia analizzare rimanere costantemente aggiornata in base alle esigenze delle studentesse e degli studenti lombardi.

Per questo presenteremo a Regione Lombardia una proposta di legge che preveda:

  • Borse di studio regionali: È necessario stabilire come criteri prioritari e fondanti per l’attribuzione delle borse di studio regionali la situazione economica di provenienza e il rischio di abbandono scolastico. Difatti risulta inutile parlare di merito formativo se prima non si pongono tutti gli studenti e le studentesse della Regione sullo stesso livello, ovvero se non si danno a tutti gli strumenti, anche puramente economici, per tentare il raggiungimento del merito formativo;
  • Reddito diretto per i soggetti in formazione: Al fine di garantire allo studente una tutela economica in quanto soggetto slegato dal contesto familiare di provenienza, la Regione deve stanziare un contributo economico mensile pari ad euro 300 per tutti gli studenti e le studentesse della Regione, garantendo così il diritto alla cittadinanza per i soggetti in formazione. Tale contributo, non vincolabile, aumenta ad euro 500 per i soggetti in difficoltà economiche;
  • Reddito indiretto per i soggetti in formazione: Si tratta di tutte quelle riduzioni attuate per garantire l’acquisto o il comodato di libri e materiale scolastico, la mobilità urbana ed extraurbana, i servizi di mensa ed alloggio, nonché l’accesso di tutti gli studenti e le studentesse alle fonti culturali extrascolastiche; tali riduzioni dovranno rientrare nell’ambito della carta studentesca nazionale “Io Studio – La Carta dello Studente”;
  • Progettualità: Il diritto allo studio non può e non deve basarsi solo su stanziamenti economici, diretti ed indiretti, che permettano a tutti l’accesso ai percorsi formativi. L’uguaglianza di tutti gli studenti e le studentesse non si realizza semplicemente permettendo loro di intraprendere i percorsi formativi avviati in Regione e di “raggiungere i più alti gradi degli studi”, ma anche aprendo nuovi percorsi didattici nelle scuole, incentivando la progettualità su temi di notevole interesse sociale e culturale;
  • Politiche di integrazione: È fondamentale fare della tutela della multiculturalità una politica d’azione, intervenendo con un piano d’assunzione di mediatori culturali per ogni Istituto con più del 3% di studenti e studentesse stranieri;
  • Abbattimento delle barriere architettoniche e tutela dei soggetti con disabilità: Nel rispetto dell’Art. 3 della Costituzione è necessario che la Regione intervenga attraverso gli Enti Locali per definire piani di ristrutturazione delle strutture scolastiche che prevedano l’abbattimento di tutte le barriere architettoniche, nonché per prevedere piani di tutela dell’accesso ai percorsi formativi per gli studenti e le studentesse con disabilità fisiche e/o psichiche;
  • Formazione permanente: Altro punto cardine del diritto allo studio è quello della formazione permanente tutte e tutti di qualsiasi età devono poter aver la possibilità di ricominciare a studiare in qualsiasi momento della loro vita.
  • Commissioni Paritetiche d’Istituto: Uno dei problemi maggiori del sistema scolastico italiano riguarda la didattica; al fine di migliorare questo aspetto della scuola attraverso sperimentazioni didattiche e modifiche del P.O.F., la Regione deve istituire Commissioni Paritetiche composte da un pari numero di studenti e docenti in ogni Istituto della Regione;
  • Conferenza Regionale sul Diritto allo Studio: Al fine di vigilare sul rispetto del diritto allo studio la Regione istituisce la Conferenza Regionale sul Diritto allo Studio, composta da rappresentanti delle Istituzioni e degli Enti Locali, dei genitori, dei docenti, degli studenti e delle studentesse, nonché delle associazioni più rappresentative in Regione.

Effettuare un forte investimento non solo economico, ma anche politico e culturale, sul sistema formativo attraverso la ridefinizione del concetto stesso di diritto allo studio, significa dare un segnale di cambiamento che ad oggi, vista la situazione economico-sociale globale, risulta necessario. Risulta necessario guardare al futuro del nostro territorio e della nostra società; e il futuro parte necessariamente da noi studenti.