La Lombardia della scuola si riprende il futuro

Documento condiviso tra varie realtà regionali del mondo della scuola, che parte dalla consapevolezza del movimento di Priorità alla scuola di rimettere al centro dell’agenda politica la formazione, e dalla necessità di sfidare sul tema non solo il governo ma gli enti locali e la Regione. 

Introduzione

L’assemblea regionale di domenica svoltasi a Milano, al circolo Arci LatoB, nasce come un punto di partenza per un percorso che vuole essere vissuto e determinato dal basso e in maniera condivisa. Per questo saremo in piazza il 25 e 26 Settembre con “Priorità alla scuola” e per questo pensiamo che già dal 27 dovremo attivarci in ogni singolo istituto e in ogni singola provincia lombarda per riprenderci il nostro futuro. Dalla mobilitazione ci attiveremo in ogni organo decisionale perché siamo convinti di un nuovo ruolo della partecipazione e della rappresentanza, che sappia dare voce al dissenso e sia capace di una reale contrattazione che vada a incidere a tutti i livelli.

Vogliamo unire studenti e studentesse, docenti e personale ATA, genitori e rappresentanti, associazioni e movimenti. Per questo ci poniamo l’obiettivo di creare comitati di PAS sia cittadini sia scolastici.

Siamo stanchi dei confronti inconcludenti con gli Uffici Scolastici, dall’USR fino agli UST. Chiediamo di essere convocati dal Ministero dell’Istruzione, in un confronto nazionale, per chiedere che una cospicua parte dei 209 miliardi del Recovery Fund siano destinati alla scuola, vogliamo decidere il nostro futuro nei tavoli politici delle provincie e di Regione Lombardia.

Vogliamo un confronto diretto con Regione Lombardia per un aumento dei fondi all’istruzione nel prossimo bilancio (per il diritto allo studio dagli 81 milioni di euro stanziati nell’a.s. 2012/13 si è scesi a 40,5 per l’a.s.2019/20, esattamente la metà) e l’istituzione della Conferenza Regionale sul diritto allo studio che racchiuda tutti i componenti del mondo della scuola in Lombardia. 

Le sfide

  1. Diritto allo studio – Studiare oggi è più che mai un lusso che ben pochi si possono permettere. I dati Agcom ci dimostrano come ben il 12,7% delle studentesse e degli studenti abbia interrotto l’attività formativa durante il lockdown, incrementando i livelli di dispersione scolastica (che in Lombardia si attesta al 25,8%, mentre la media nazionale è del 24,7%) e di abbandono scolastico, oggi al 12%, sotto la media nazionale del 14% ma comunque superiore rispetto all’obiettivo europeo del 10%, senza considerare la povertà educativa che nel nostro Paese arriva tra i più alti livelli in Europa. Da anni chiediamo una legge regionale sul diritto allo studio che combatta il caro-libri e il caro-trasporti, proponendo anche un reddito di formazione e la tutela complessiva del welfare studentesco, entrambi indispensabili vista la fase di crisi economica che stiamo vivendo. Vogliamo che venga rivisto anche il PRMT (Programma Regionale Mobilità e Trasporti) e i piani del Trasporto Pubblico Locale nelle sei diverse aree di bacino della regione, con una revisione del sistema tariffario, un aumento delle corse negli orari di punta scolastici e un’ottimizzazione delle corse serali, ad oggi quasi inesistenti in moltissimi comuni periferici.
  2. Didattica, digitalizzazione, edilizia – Vogliamo una didattica in presenza e in sicurezza, vogliamo che la nostra generazione ottenga lo spazio che le spetta. La pandemia ed il dibattito sul rientro hanno costruito una frattura sulle possibili forme che la didattica poteva assumere nelle nostre classi e nelle nostre aule; la ministra Azzolina, in varie conferenze stampa, ha sottolineato con enfasi quanto fosse necessario costruire una scuola diversa, più aperta, più inclusiva, che faccia della didattica alternativa il suo cavallo di battaglia, provando ad integrare la didattica digitale e i device per la DAD. Ma con le belle parole non si garantisce il diritto allo studio, tantomeno si potranno contrastare oltre 90 anni di immobilismo della didattica. Digitalizzare la scuola per noi significa fornire gratuitamente tutti i dispositivi digitali necessari alla didattica, in particolar modo per gli indirizzi che più li utilizzano, sopperendo alle gravi mancanze e i vari definanziamenti degli ultimi anni. Il digitale non può compensare o sacrificare il contenuto didattico: dev’essere uno strumento realmente utile e accessibile, senza le ingerenze esterne delle grosse aziende private che inquinano una formazione indipendente e capace di alimentare un reale spirito critico. Chiediamo per questo l’ideazione e lo sviluppo di piattaforme pubbliche da parte del Ministero sia per la Didattica a Distanza, nel caso sia necessaria, sia per il registro elettronico e la connettività tra docenti e studenti. I programmi didattici devono essere rivisti per formare realmente cittadini e cittadine consapevoli. È necessario poi un piano di edilizia scolastica partecipativa che apra al confronto tra amministrazioni e rappresentanze della scuola, per una garanzia totale della sicurezza, e per un nuovo ruolo anche culturale e cittadino degli istituti scolastici, che sappiano aprirsi al territorio e diventino quei poli vitali di aggregazione sociale dei quartieri, soprattutto quelli periferici, per un modo diverso di vivere il tempo scuola. In Italia secondo l’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica sono 17364 gli edifici che si trovano in aree a medio-alta/elevata pericolosità sismica e sono 13714 senza alcuna progettazione antisismica. Il 53,9% degli edifici censiti, quindi circa 21622, poi, non ha il certificato di agibilità e in più le barriere architettoniche non risultano rimosse nel 15,5% degli edifici. La nostra regione è  record di crolli scolastici nel 2018 rispetto a tutte le altre regioni. Solo il 7% degli edifici usa le rinnovabili, il 60% è di classe energetica G, l’ultima. In 1127 scuole ci sono manufatti in amianto, e Regione Lombardia ha finanziato la bonifica solo per il 3%. Non basta un investimento emergenziale sull’edilizia e qualche finta campagna pubblicitaria sui banchi singoli. Chiediamo quindi l’eliminazione dei limiti di spesa per gli Enti locali per l’Edilizia Scolastica, il completamento dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, un piano nazionale straordinario.
  1. Formazione-lavoro – vogliamo garanzie sui PCTO, affinché vengano modificati radicalmente. Con la Buona Scuola abbiamo visto costretti studenti e studentesse ad entrare nei processi produttivi in maniera improvvisa, favorendo solo alle aziende manodopera gratuita e sgravi fiscali, di certo non alimentando negli studenti la capacità di autodeterminare il proprio futuro dopo gli studi. La sottoscrizione da parte del MIUR dei patti con i Grandi Campioni dell’Alternanza Scuola Lavoro (grandi inquinatori come ENI o grandi sfruttatori come Zara) è stata la dimostrazione del fatto che si volessero omologare gli studenti e le studentesse del paese ad un modello di lavoro precario, sfruttato e non normato dal punti di vista ambientale. Per questo chiediamo il superamento dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento verso l’istruzione integrata, un nuovo piano di investimenti per ristrutturare ed ammodernare i laboratori esistenti e costruire tutti quelli di cui ci sarà bisogno (garantendo spazi e strumenti per ogni singola disciplina), l’ottenimento ad ogni livello del Codice Etico con un registro nazionale obbligatorio delle aziende e degli enti che intraprendono percorsi con le scuole, e l’immediato ripristino delle risorse tagliate attraverso maggiori finanziamenti per istituire percorsi di qualità e completamente gratuiti a prescindere dal contesto di provenienza.
  2. Diritti e partecipazione studentesca – vogliamo garantito il diritto all’assemblea e al ritrovo in sicurezza dopo un lockdown che ha impedito la socialità e la partecipazione fisica. Pretendiamo un nuovo ruolo della rappresentanza, che si prenda i suoi spazi e sappia denunciare in maniera sinergica con docenti e genitori le irregolarità e i fenomeni repressivi che vivremo per i prossimi mesi. Per questo chiediamo agli Uffici Scolastici non solo l’ascolto delle nostre voci ma la massima collaborazione. 
  3. Organico lavoratori della conoscenza – le difficoltà del rientro sono vissute in prima persona da tutto il personale della scuola. Dirigenti e operatori scolastici stanno affrontando in questi giorni criticità drammatiche – e talvolta insormontabili, considerate le risorse finora stanziate – per far rientrare, per davvero, tutte e tutti in presenza e in sicurezza. Nonostante ciò da parte del Ministero notiamo un atteggiamento di “scarica-barile”: far ricadere tutte le responsabilità sui singoli, dalle famiglie ai docenti fino ai singoli istituti. Emblematico è il trattamento riservato in questa fase ai lavoratori della conoscenza. In Lombardia, per prima cosa, non saranno coperte tutte le cattedre vacanti con docenti di ruolo, perché da tempo sono esaurite le graduatorie, causa ritardi dei concorsi e programmazioni errate. Saranno migliaia e migliaia le supplenze da assegnare e non tutto il personale sarà nelle scuole per tempo. Le scuole lombarde hanno infatti riaperto senza docenti: si stimano circa 30.000 supplenze ancora da effettuare! Particolarmente colpiti sono le studentesse e gli studenti diversamente abili a cui saranno assegnati docenti non specializzati (almeno 20.000 supplenti). A fronte delle 50.000 supplenze che in totale si stima nella sola Lombardia si dovranno assegnare, sono state fatte le nomine per una cifra irrisoria di docenti. La scuola precaria non può essere una scuola sicura: c’è bisogno di un investimento tempestivo da parte del ministero per colmare questi vuoti e per eliminare il precariato che non permette di garantire la continuità didattica e una programmazione stabile.
  1. Medicina scolastica – già prima della pandemia le scuole avevano bisogno di presìdi sanitari: rispolverare le vecchie infermerie, dotarle di personale qualificato e di strumenti per il monitoraggio epidemico avrebbe portato a un sostanziale sostegno alla medicina territoriale. La sicurezza nelle scuole è legata al personale dell’AST dove, in media, ogni medico dovrà valutare la situazione di 23 istituti (e relativi plessi). Per fare quindi scuola in sicurezza, contro il virus, pensiamo sia necessario ri-attivare la medicina scolastica come pratica di cultura della salute collettiva, anche attraverso la riapertura in ogni istituto della sala medica con personale adeguato.

Unione degli Studenti – Lombardia

SOS Studenti – Pavia

Priorità alla Scuola

FLC Cgil Lombardia

Coordinamento Regionale dei Presidenti dei Consigli d’Istituto

Rete della Conoscenza – Milano

Link Coordinamento Universitario Milanese