Bye bye, Donald! Caro Biden, “We are watching you”.

Trump sconfitto. Joe Biden 46° presidente USA. E ora?

Prendiamoci un sospiro di sollievo: il presidente di una delle potenze mondiali non è più Donald Trump. Dietro di sè lascia un paese lacerato da quattro anni in cui il razzismo sistemico e istituzionale, il sessismo, lo svilimento della democrazia, il neoliberismo in salsa nazionalista e xenofoba hanno fatto da padroni. 

I Democratici, d’altra parte, esultano come per una strepitosa vittoria, ma il paese è spaccato in due. La differenza di voti tra un candidato e l’altro, infatti, è di soli 5 milioni (contro i 150 milioni totali). Dopo le feste per la vittoria dei dem, quello che resta è l’eco delle parole dello stesso Biden, che a giugno 2019, a una raccolta fondi, ha detto ai ricchi donatori presenti: 

“Nothing would fundamentally change” 
(“Niente cambierà sostanzialmente”)

Il programma di Biden, di fatto, dimostra come ai Dem manchi completamente l’intenzione di andare al di là di una politica di apparenze e facciate, e riuscire a far soffiare venti di cambiamento in un Paese che ne ha disperatamente bisogno: disparità socioeconomiche abissali, sistema sanitario che condanna a morte – o alla bancarotta – i poveri o chiunque non si possa permettere l’assicurazione o un banale farmaco, razzismo imperante, un retrogrado sistema giudiziario-penale… Questi sono solo alcuni degli esempi di quanto sia drammatica la situazione negli USA. Il Paese che vanta di essere “la più grande democrazia del mondo”, “protettrice della libertà” è lo stesso in cui un’ambulanza può rifiutare di portarti in ospedale se non paghi, lo stesso in cui le scuole adottano periodicamente simulazioni di sparatorie, lo stesso dove chi è nero subisce sistematicamente violenze dalla polizia molto più di chi nero non è.

Sarebbe un errore bollare tutto ciò solo come emanazione di un sistema corrotto o disfunzionale. Invece, “it’s working as intended”: la famigerata “democrazia” americana non è mai stata una reale democrazia, visto l’assurdo sistema elettorale dei grandi elettori. Eppure, in un delirante slancio storico di onnipotenza, si ripromettono di (es)portarla in altri Paesi, supposti antidemocratici, a suon di bombe, occupazioni, appoggi a regimi dittatoriali e colpi di Stato (basta andare a studiare la storia dell’America centrale e meridionale). 

Nel frattempo la pandemia miete migliaia di vittime: in USA la mortalità Covid è record su scala mondiale. Tutto ciò mentre le teorie negazioniste si diffondono a macchia d’olio e le cure sanitarie non sono accessibili a tutti. Se manca un efficiente sistema sanitario, è perchè si devono tutelare i profitti delle corporation nell’ambito medico, che traggono immensi guadagni dalla vendita di assicurazioni e farmaci. A titolo d’esempio: una singola fiala di insulina – indispensabile per i diabetici – arriva a costare oltre 300$.

Se manca un sistema scolastico che garantisca realmente a tutti un accesso ad un’istruzione gratuita e di qualità, è perché il business dell’educazione è estremamente fruttuoso (1600 miliardi di debito contratto dagli studenti per pagare le spese scolastiche) e c’è un diretto interesse a tenere sotto-istruite le persone, a cui è consentito di ottenere lavori poco redditizi e precari, generando così un circolo vizioso di povertà ed educazione scadente, aggravato dalla questione del razzismo istituzionale e culturale.

Se gli USA sono in uno stato di continua guerra è per riempire il portafoglio del complesso militare-industriale, cioè i fornitori di equipaggiamento ed armi alle forze armate.

Il trumpismo ha gettato la maschera e senza pudore si è mostrato (e si mostrerà?) in tutta la sua brutalità: ampi benefici e riduzioni di tasse per i ricchi, smantellamento di innumerevoli regolamenti e leggi per la tutela ambientale, sussidi per le varie corporation e multinazionali, lasciando a malapena delle briciole per la maggioranza della popolazione… Non solo: Trump ha anche fatto in modo che riprendessero le esplorazioni nell’Artico e ha abolito la Clean power plan, norma che impone la riduzione di emissioni di CO2 entro il 2030. Ha poi approvato il Muslim Ban, testo che vieta l’ingresso ai cittadini di 7 nazioni ritenute “ostili”, ritirando successivamente la partecipazione dall’accordo sulle migrazioni dell’ONU, e ha proposto l’abrogazione della riforma sanitaria Obamacare che, sebbene non sufficiente, obbliga le assicurazioni a non potersi rifiutare di stipulare polizze ai troppo poveri o ai troppo malati.

Il “sistema” Biden è la classe politica che indossa nuovamente la maschera, nascondendosi dietro un’aura di finto progressismo, tanto appariscente quanto inconsistente. A partire dalle accuse di razzismo e di sessismo (si legga riguardo alla vicenda di Tara Reade) fino alla scelta di Kamala Harris come vicepresidente che, sebbene il suo personaggio ha acquisito rilevanza per essere la prima donna nera a ricoprire l’incarico, presenta aspetti notevolmente critici, visti i suoi trascorsi come procuratrice a favore della pena di morte e dell’incarcerazione di migliaia di persone, nonché viste le sue posizioni contro le persone trans e le sex workers.

La piattaforma politica di Biden, poi, per quanto negli ultimi mesi si sia spostata verso quella ben più radicale di Sanders, rimane incapace di affrontare i problemi alla radice. Il piano per l’ambiente, ad esempio, benchè abbondantemente finanziato, ha come termine il 2050, troppo tardi per la crisi climatica (su cui a causa di Trump abbiamo già perso ampiamente tempo). Il rischio concreto, inoltre, è quello che i programmi di Biden vengano ridimensionati, se non annullati, di fronte ad un Senato a maggioranza repubblicana. Non aiuta poi di certo la propensione di Biden ad accostarsi a posizioni di compromesso con la parte repubblicana. 

Insomma, per quanto sia da celebrare la sconfitta di Trump, non si può non guardare con preoccupazione la vittoria della presunta alternativa. Il ritorno ad una “gloria dell’era Obama”, il cui roseo immaginario è frutto di una distorta percezione del mandato del presidente afroamericano, non tutelerà le fasce più deboli della cittadinanza statunitense: interventismo militare, riformismo moderato, false promesse, violenza della polizia, aggravamento delle disparità sociali… La potenza bellica USA ha continuato a mietere vite umane prima e durante l’amministrazione Obama, il razzismo esisteva prima e durante l’amministrazione Obama. Questa è stata la realtà pre-Trump, e Biden già nel suo speech dopo la vittoria non se ne è smarcato ma anzi si è elevato a portavoce della stessa visione politica, in continuità con le politiche precedenti. 

Aldilà della vittoria del candidato dell’establishment, non si può ignorare un altro modo di immaginare la politica: l’ascesa del progressismo radicale negli USA, simboleggiato da figure come Alexandria-Ocasio-Cortez e Bernie Sanders, ha di certo influenzato – seppur in minima parte – queste elezioni. Lo stesso Bernie è riuscito, nonostante la dura contrarietà della dirigenza del Partito Democratico, a conseguire notevoli risultati sia in termini elettorali, sia politici. Il seme di una reale alternativa, che sappia coniugare giustizia sociale e benessere dei più, è iniziato a germogliare, e ci si può solo che augurare che continui a crescere. Non a partire dai grandi palazzi, ma prima di tutto fra il popolo americano, fra i movimenti, costruendo solidarietà, comunità e nuove forme di lotta.

E l’Italia? Il nostro Paese ha sempre storicamente risentito di quanto accadesse oltreoceano: la crisi del ‘29, per esempio, ma soprattutto l’ascesa del neoliberismo, capitanata da Reagan negli anni ottanta negli USA, che ha avuto il suo riflesso italiano nel corso dei decenni successivi, portando numerosi drammatici stravolgimenti sociali, economici e culturali. Queste elezioni non saranno da meno: già l’elezione di Trump, nel 2016, è riuscita a rafforzare la destra moderata (ed estrema) nostrana, contribuendo senza dubbio alle successive vittorie elettorali, prima fra tutte quella alle politiche del 2018, e a livello generale ad uno spostamento ancor più a destra dell’asse politico.

WE ARE WATCHING YOU

Biden si trova di fronte a sfide difficili. Quale risposta darà alla pandemia? Come combatterà i neofascismi e le disuguaglianze socio-economiche? La sua visione liberista progressista sarà abbastanza per sconfiggere la crisi sanitaria, economica e climatica? Gli USA continueranno ad “esportare democrazia” bombardando paesi esteri? Chiederanno all’Italia di aumentare le spese militari? Darà risposte concrete a Black Lives Matter e ai movimenti per il clima come Fridays For Future o Sunrise Movement, alle famiglie in difficoltà, ai lavoratori e alle lavoratrici in ginocchio, agli studenti e alle studentesse che lo hanno votato nella speranza di un’alternativa a Trump?⠀

Abbiamo gli occhi puntati.